Mondo missionario * Testimoni sabato 19 maggio 2012 Registrazione Login

 
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Omelia di p. Franceschi in memoria di p.Luciano Morandin

“ Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore,  

e chi vuole essere il primo tra voi sarà vostro schiavo. 

Come il Figlio dell’uomo, che non è veuto per farsi servire, 

 ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”. (Lc 20,28)

 La Parola di Dio che la liturgia ci propone in questo mercoledì della seconda settimana di quaresima, ci fa già vedere o intravedere la fine del nostro cammino quaresimale, che stiamo facendo con Gesù, la conclusione della missione di Gesù: Gesù, vero uomo, perfetto Figlio dell’uomo, fa della sua vita un dono realizzando così pienamente se stesso. La vera grandezza consiste nel servizio portato ai fratelli, fino a farsi loro schiavo. La gloria di Gesù consiste nell’aver molto amato fino a dare la sua vita per tutti, per ottenere la redenzione di tutti.

Ma Gesù invita anche gli apostoli, e di conseguenza ogni suo discepolo, ognuno di noi, a capire che la vita ha valore, ha un senso solo se donata. Ognuno deve donarla secondo la sua vocazione, secondo il dono che ha ricevuto da Dio: chi nel matrimonio, chi nel celibato, in ogni lavoro che siamo chiamati a svolgere.
 

P. Luciano Morandin è uno di questi cristiani che si è lasciato guidare dallo Spirito Santo per essere pronto a servire Dio e i fratelli ovunque era chiamato. Nel trafiletto apparso nel giornale Avvenire per annunciare la sua morte, in poche parole, è stata fatta una fotografia completa di p. Luciano:

- Uomo del dovere: obbediente. La morte l’ha raggiunto mentre iniziava un nuovo lavoro in seminario, come padre spirituale, abbandonando così il lavoro pastorale diretto in parrocchia. Il Signore l’ha chiamato a sé all’inizio di un nuovo compito affidatogli. P. Luciano, uomo obbediente, perché fedele ad ogni lavoro, compito o missione affidatagli.

 -Di buon carattere: capace di creare rapporti di comunione fraterna, di invitare e aiutare gli altri ad abbassare i toni, quando la discussione si faceva un po’ troppo vivace, e poter così capire il pensiero dell’altro.
 
-Ottimista: l’uomo della speranza: vedeva gli aspetti positivi di una persona e degli avvenimenti; aveva la forza d’animo e la creatività di tentare sempre nuove vie. Sapeva incoraggiare le persone.
 
-Zelante per le anime: ha vissuto molti anni del suo ministero pastorale come animatore missionario e vocazionale sia in Italia che in Brasile e ha portato avanti con costanza questo lavoro, anche se ingrato, perché i frutti non erano per niente abbondanti. I giovani che seguiva, avevano da lui del cibo spirituale solido, acquistavano dalla sua semplice testimonianza, valori umani e spirituali che li facevano crescere come uomini e come cristiani.
 
P. Luciano aveva l’assillo delle vocazioni sacerdotali e particolarmente missionarie (laiche e sacerdotali). Spesso, quando si parla del missionario, si pensa ad Abramo, a cui Dio disse: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. (Gn 12,1)
Anche il missionario lascia tutto, per andare verso altri popoli di cultura, lingua, costumi diversi, per lasciarsi forgiare da questo nuovo popolo e così dare loro il lieto annuncio del Vangelo, portare loro la novità di Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo. Il missionario é un costante pellegrino, come Abramo, é un fratello universale, come é definito da Giovanni Paolo II, perché la sua vita é in mezzo alla gente.
 
Sono un camminatore, nessuno mi fermerà;
senza casa io camminerò, p
er la strada canto a piena voce,
a cuore aperto libero da catene
 attraverso il bene e il male
camminerò tra gli uomini ”. (Tagore)
 
Aiutami ad essere viandante di gioia tra i miei fratelli. Signore, rendimi capace di donare ciò che tu mi doni affinché l’egoismo non appesantisca il mio passo. Fa’ che la fatica non mi scoraggi e che gli occhi siano sempre fissi alla meta, perché possa giungere alla tua presenza, Signore della gioia, dio del mio cammino”.
Ma Abramo aveva anche una preoccupazione che manifestava con forza a Dio: avere un figlio, un erede, una discendenza.
P. Luciano, io lo ricordo soprattutto sotto questo aspetto: preoccupato di trovare e preparare operai nella mèsse del Signore, a trovare un erede, a trovare altri che diventassero sacerdoti o missionari come lui.
Sono diversi i giovani che lui ha preparato al sacerdozio missionario e che attualmente lavorano in paesi di missione.
Carissimi confratelli nel sacerdozio, questa deve essere la nostra preoccupazione principale: cercare e preparare giovani che continuino la missione che il Cristo ha affidato a noi. Dovrebbe essere questa la nostra gioia principale.
Carissimi fedeli, questa dovrebbe pure essere la preoccupazione principale di ogni famiglia: educare i figli al dono, al dono totale, al servizio dei poveri, sofferenti, disabili, ecc... “ Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”. (At 20,35)
La preghiera di Anna, la madre di Samuele. Dovrebbe essere anche la preghiera dei genitori cristiani: “Per questo figlio ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho chiesto. Perciò anch’io lo do in cambio al Signore”(1 Sam 1,27-28)
Preghiamo perché il Signore accolga p. Luciano nella sua casa; e preghiamo dio, per sua intercessione, che ci dia l’entusiasmo di vivere sempre la nostra vocazione di battezzati, di figli di Dio e discepoli di Gesù Cristo. 
Lungo il fiume ai tempi di p.Giurin
Riduci
Lungo il fiume
          
 
Paola Massaro ci presenta padre Giurin


Il 10 Novembre del 1979 si spegneva a soli quarant’anni padre Vittorio Giurin che pur avendo percorso un cammino terreno piuttosto breve, lasciava un vuoto incolmabile fra tutti coloro che l’avevano conosciuto e stimato.

Padre Vittorio ha infatti dedicato la sua vita agli altri, in particolare ai più bisognosi, garantendo sostegno materiale, spirituale e un sorriso a chi si trovava in difficoltà.


Nato a Maniago nel 1939, nel corso degli studi nel seminario di Pordenone aveva manifestato una profonda vocazione missionaria e si era trasferito a Milano presso il Pime (Pontificio Istituto missioni estere) per concludere gli studi. Sempre a Milano il 14 marzo 1964, era stato ordinato sacerdote dall’allora arcivescovo Montini, futuro papa Paolo VI.


La sua grande capacità nell’intrattenere i ragazzi aveva indotto i superiori del Pime a destinarlo a Treviso all’attività di “propagandista”, addetto a verificare e suscitare vocazioni tra i giovani. Qui era rimasto fino al 1970 e la sua opera si era rivelata preziosa, come dimostrano le numerose vocazioni sacerdotali e religiose sbocciate nella zona in quel periodo.

La vera aspirazione di padre Vittorio rimaneva, però, la missione e, dopo non poche insistenze, otteneva dai superiori la possibilità di recarsi in Amazzonia.
L’esperienza missionaria si concretizzava in un’intensa attività apostolica e in un impegno costante e generoso a favore dei poveri, soprattutto dei lebbrosi. La sua prima destinazione, la parrocchia di Barreirinha, lo vedeva impegnato in città e nelle comunità sorte lungo i fiumi e i laghi dell’interno.

Rientrato in Italia nel 1976 per un periodo di riposo, riceveva la richiesta di riprendere l’attività già condotta a Treviso negli anni precedenti e accettava, con spirito di obbedienza ma a malincuore, convinto di poter dare ancora tanto ai poveri del Brasile. Quando già intravedeva l’opportunità di riprendere la strada della missione di Parintins, dove era atteso per il gennaio del 1980, la malattia lo colpiva, infrangendo quel sogno coltivato per anni.

Risulta emblematica la lettera che l’allora vescovo di parintins, dom Arcangelo Cerqua, inviò in Italia dopo aver ricevuto la notizia della scomparsa di padre Vittorio. Il vescovo ricordava come padre Giurin, chiamato, nel 1972 a dirigere un seminario, continuasse allo stesso tempo a dedicarsi ai poveri. Citiamo al proposito, il curioso aneddoto riferito:

“... amò come un padre i seminaristi, anche se le galline destinate ad essi, dal pollaio del seminario volavano sui piatti di vecchi e ammalati che lui scovava nei buchi più reconditi della città”.

A Parintins, città in cui veniva destinato nel 1973, si era distinto per le attenzioni in favore degli ammalati, che trasportava quotidianamente all’ospedale, e per la capacità di animare corsi e ritiri interparrocchiali. La sua disponibilità era totale e incondizionata.
Padre Vittorio, la cui memoria è rimasta viva tra i bisognosi e tra i missionari con cui collaborava, è stato ricordato a Parintins con l’edificazione di un centro di cure a lui intitolato che svolge atttività di ricerca medica, mentre a Maniago, alcuni anni fa, gli è stata intitolata una via del centro.

Barreirinha
Riduci
Casa a Barreirinha
          
 
padre Luciano Morandin
padre Luciano Morandin
La storia di padre Luciano Riduci

Veneto, è entrato nel seminario del Pime di Treviso a 11 anni ed è stato ordinato sacerdote a Milano nel 1964. Dopo quattro anni nel seminario di Cervignano come animatore ed economo, è stato destinato al Brasile Sud.

I primi due anni li ha passati come coadiutore nella parrocchia di Sertanópolis, poi è passato come direttore spirituale al seminario di Assis, dedicandosi allo stesso tempo all’animazione vocazionale.

Cambiata la politica vocazionale del Pime in Brasile, è tornato a lavorare nei seminari di Palhoça e Brusque nella formazione e animazione missionaria.

Una qualità di spicco nella sua attività era la sua dedizione alla gioventù. Quando era libero da impegni nella formazione dei seminaristi, trascorreva i suoi fine settimana in varie diocesi, per conferenze e confessioni durante gli incontri dei giovani. E il ministero della confessione è stato una costante della sua vita sacerdotale

Negli ultimi anni gli è stato chiesto di prendersi cura della “Casa Regina degli Apostoli”, che ospita i missionari anziani e ammalati. L’ha fatto con grande dedizione, trattando ognuno come fosse l’unico.

Ha lasciato un grande esempio di obbedienza. Il penultimo sì l’ha detto accettando l’incarico di direttore spirituale nel seminario di Brusque. È arrivato il 5 febbraio, ma l’8 il Signore l’ha chiamato improvvisamente a sé.  È stato l’ultimo sì di p. Luciano.


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